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Come aiutare il Nepal? / 2

Di Silvia Antonini / rain rongpuk  Coautrice della guida Tibet – Pubblicato su Il Tetto del Mondo – blog410/06/2015
Terremoto in Nepal: facciamo informazione su dove c’è disastro e dove no. Sul terremoto in Nepal e sui suoi effetti è stato scritto di tutto e di più e molto spesso questo marasma è stato scritto da persone che poco conoscono la realtà del Paese e quanto è davvero successo.
Mi è capitato di leggere notizie sulla stazione dei treni di Kathmandu, quando si sa che a Kathmandu non esiste nessuna stazione ferroviaria, mi è capitato di vedere foto segnalate essere del panorama da Kathmandu peccato fosse fotografato il profilo del Machhapuchhare, monte che domina il panorama di Pokhara, mi è capitato spesso di leggere che il terremoto ha distrutto la maggior parte dei Templi della Valle, cosa falsa, senza trovare menzione alcuna sulla vera distruzione che non ha interessato così tanto il patrimonio artistico culturale del paese, quando invece le case delle persone, 600.000 senza tetto, più di 8.000 morti.
Io non posso condividere queste notizie che leggo, non posso condividerle e le trovo un po’ lontane da quello che il Nepal ha davvero bisogno. Leggo che il Nepal non sarà visitabile per anni, cosa che viene quotidianamente smentita da organismi nazionali, tra cui l’Ente del Turismo, giornalisti locali di accreditati quotidiani come il Kantipur e L’Himalayan Times e dalla gente del posto che con cognizione di causa e non per sentito dire cerca di fare vera informazione.
Certo in Nepal hanno subito un grave disastro che è però umanitario e nel paese veramente hanno bisogno di interventi mirati, ma ora non tanto a Kathmandu ne a Patan ne a Bhaktapur, qui la situazione è davvero in via di normalizzazione. Qui hanno ora bisogno di ripresa. I bisogni son fuor di valle nei distretti più colpiti di Kavre, Sindupalchowk, Dhading, Nuwakot e Gorka.I turisti non andranno mai a far vacanza in Dhading ne a Sindupalchok, ne a Nuwakot ne a Gorka, dove comunque la gente non ci è mai andata, è lì che il Nepal ha bisogno degli interventi mirati, è lì che c’è stato il grosso del dolore. E’ lì che c’è davvero emergenza, ed è lì che ci sono stati più morti. Nei luoghi di interesse turistico la situazione oramai va normalizzandosi e dal 15 giugno il governo riaprirà i maggiori e più importati siti di interesse turistico della Valle (leggi approfondimento).
I problemi stanno però fuori e purtroppo il grosso delle ONG sono andate solo nei dintorni della capitale, lasciando scoperte le zone di vera emergenza. La Valle è l’unico punto di ripresa tra le zone colpite dal sisma, che sono una quindicina di distretti soltanto sui 75 esistenti nel paese. La valle con il bello e i suoi monumenti rimasti intatti è l’unico punto che aiuterà l’economia a sostenersi e il paese a rialzarsi prima possibile, sempre se appunto noi occidentali non li abbandoneremo terrorizzando su una distruzione che in realtà appunto non ha colpito così tanto il patrimonio culturale quanto le persone, i quartieri residenziali e i villaggi lontani.
Sono più di 10 anni che viaggio in Nepal una o due volte l’anno, ho vissuto per 10 anni con un Nepalese, un Chhettri. Conosco la mentalità della gente, e l’economia del paese meglio di quella italiana. Il fatto di tornare in Nepal non lo dice solo un organismo corrotto e marginale quale il Nepal Tourism Board, lo chiede la gente, e non per fare turismo macabro, ma per accelerare la ripresa, perché ne hanno davvero bisogno.
I bimbi sorridono e anche gli anziani hanno ripreso a vendere le verdure nelle Durbar delle città, e questo non lo dice internet ne BBC ne Al Jazeera ne Rai News, questo me lo dice Carlo, guida culturale di Bhaktapur, me lo dice Som, guida di Trekking di Nuwakot, me lo dice Yam, guida culturale di Chandranigapur, me lo dice Tenzing, proprietario di un lodge a Namche Bazaar e Pasang, proprietario di un lodge a Gorak Shep, Bishnu proprietario di un hotel a Pokhara. Con questo non voglio dire che i danni non ci siano, ci sono e sono reali e documentati, ma non è DISTRUTTO TUTTO, facciamo le differenze, diciamo le cose come stanno, sono distrutte le case delle persone e dobbiamo aiutarli a ripartire partendo da ciò che è invece rimasto i monumenti e le bellezze del paese.
Non facciamo previsioni che non si possono fare, ne catastrofismi che fanno sensazionalismo e basta, essendo in realtà utili solo a vendere notizie fine a se stesse e non utili alla gente comune. La seconda fonte di reddito del Nepal è il turismo, dopo l’agricoltura di sussistenza. Se scriviamo che non è il caso di andare lì, togliamo il pane alla gente. E appunto qui non si tratta di fare turismo macabro, ma si tratta di andare a visitare dei siti che sono per lo più intatti e che sono il classico percorso di tutti i classici tour in Nepal. Luoghi in cui lavorano persone, molte persone, dal tassista, al venditore di samosa, dalla guida, al cameriere, dal commerciante al lustrascarpe. Gente che è venuta in città per sostenere la famiglia che sta in villaggio lontano e che magari ora non ha più la casa e coi soldi guadagnati col turismo se la ricostruirà pian piano. Questo turismo, è e sarà turismo sostenibile.
Qui l’elenco dei monumenti del paese che stanno nei principali circuiti turistici e che sono rimasti in piedi e di quelli che hanno subito danni reali: La piazza dei Palazzi, Durbar Square di Kathmandu è quella che è stata maggiormente danneggiata. In essa però sopravvissuti alcuni templi che sono le icone della città: la casa della Kumari, il Tempio di Taleju e quello di Jannath. Sono andati distrutti Kasthamandap, Maju Dega e Narayan Vishnu Temples, Trilokha Mohan, Krisna, Kakeshwar, altri templi invece hanno avuto solo danni minori che verranno presto restaurati e parlo di Shiva Prabati Temple, il palazzo di Basantapur, la colonna del re Malla, la torre di Basantapur.
La Durbar di Patan che hanno detto essere stata distrutta, ha anch’essa avuto qualche danno ma non sono danni di grave entità e il grosso del patrimonio della piazza è in piedi, idem vale per i templi più importanti che sono sul circuito classico delle visite della città. Il Golden Temple è salvo, e anche il Tempio dei 1008 Buddha (Mahabouddha). Nella piazza il Kumbeshwar Temple Complex è in piedi, idem vale per il tempio di Machhendranath e per la casa della Kumari. E’ invece andato distrutto l’Hari Shankar e il Jagan Narayan, gli unici due templi distrutti della piazza, mentre invece gli altri sono a posto e hanno solo qualche danno minore, ma riparabilissimi: il Keshab Narayan Chowk, Vishwanath Temple (alcuni stucchi da riparare), Bhimsen Mandir, Chyasin Dewal (il tempio dedicato a Krishna), Sundari Chowk e Degutalle & Taleju Temples.
Bhaktapur, la terza capitale storica della Valle anch’essa ha avuto molti danni nelle aree residenziali, ma i templi dei circuiti turistici, a parte due in Durbar Square, sono per lo più intatti. Sono andati distrutti il Vatsala Durga Temple, tanto egregiamente ripreso nelle scene del Piccolo Buddha di Bertolucci e il Fasidega Temple. La punta del Rameshwar Temple è crollata, ma verrà presto riparato. Per il resto in piazza è rimasto per lo più tutto in piedi. Il museo è in piedi, il tempio di Taleju è in piedi, in Taumadi Tole il Nyatapola e il Tempio di Bhairab sono intatti, idem vale per il Tempio di Dattatreya nell’omonima piazza.
Nei sobborghi della capitale il Tempio di Pashupathinath è intatto, la piazza di Bouddhanath è intatta, lo stupone ha solo perso un po’ di intonaco e qualche mattone dalla punta, a Swayambunath è crollata l’Anantapur ma una delle due che era appena stata restaurata è rimasta in piedi, il Gompa è in piedi. Qui le case delle persone hanno subito seri danni, un po’ come ovunque.
Questo video che è stato pubblicato da una agenzia di trekking Nepalese mostra chiaramente quanto è rimasto in piedi del patrimonio del paese. Non dimentichiamolo, mettiamoci una mano sul cuore e sappiamo che noi con le nostre visite aiuteremo i cittadini nepalesi che hanno perso casa e tutto a rifarsi una vita.
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