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Viaggiare non dà la felicità, ma aiuta

Etiopia220 marzo: Giornata Mondiale della FELICITÀ… ma gli italiani si scoprono un po’ più infelici dello scorso anno. L’avevamo già capito e ce lo confermano i risultati dell’indagine del World Happiness Report che ha analizzato dati relativi a 157 Paesi. Siamo al cinquantesimo posto dopo paesi come Algeria, Messico e Uzbekistan, soprattutto siamo in caduta costante insieme a India, Yemen, Venezuela, Arabia Saudita, Egitto e Grecia… Confesso però che se qualcuno mi offrisse di trasferirmi in Algeria o Uzbekistan perché più alti nella graduatoria, risponderei “anche no“, come si usa dire ora. D’altra parte dipende dall’insoddisfazione insita nella natura umana l’idea che trasferendosi altrove si starebbe meglio. Una possibile alternativa? Viaggiare. Forse non dà la felicità, ma aiuta perché il viaggio è prendere le distanze dai propri problemi, guardarli sotto una luce diversa e in fondo è anche una ricerca più o meno consapevole della chiave per essere felici. Come scriveva Saramago, “La felicità ha molte facce. Viaggiare, probabilmente è una di queste“.

Cos’è la felicità? E’ soddisfazione di vita, cioè un’alchimia fra tempo per sé (non necessariamente libero, ma creativo) e condivisione, amicizie e amore, natura e cultura, autostima ed empatia. E lo si sa, manca sempre qualche ingrediente… Ma la felicità non può prescindere dal contesto più allargato del mondo in cui viviamo. Nel report è scritto che le persone sono più felici se vivono in società dove c’è meno “disuguaglianza di felicità” o, detto in parole più semplici, che non si può essere felici da soli. A noi italiani forse manca proprio questo. Non c’è più la rete di sicurezza della famiglia come nel passato e non siamo riusciti a fare “Stato”, a creare cioè un senso forte di comunità cui rispondere e da cui avere un ritorno di sicurezza. A questo si aggiungono le immagini di Paesi in guerra e gente in fuga che moltiplicano timori, angosce, senso di colpa e di impotenza. Un altro aspetto di cui in Italia siamo in carenza è la speranza in un futuro migliore. Forse proprio questa carenza è il motivo per cui paradossalmente la felicità sembra più diffusa nei paesi del terzo mondo che nelle società economicamente evolute. Ne è un esempio la Colombia che è al trentunesimo posto nell’elenco dei Paesi più felici: sta siglando la pace dopo decenni di guerra civile e lo slogan dell’Ufficio Turistico del Paese è “L’unico rischio è la voglia di restare”. Un’idea? Facciamo come Hector, il giovane psichiatra protagonista di un romanzo di Francois Lelord: lui compie un viaggio intorno al mondo per cercare di capire che cosa renda la gente felice o infelice.

Anna Maspero

Autrice de Il Mondo nelle Mani. Divagazioni sul Viaggiare – Polaris Editore, libro ricco di riflessioni sul senso del viaggio e sulla ricerca della felicità. Scarica l’ESTRATTO GRATUITO e se ti piace puoi ordinarlo direttamente tramite questo sito.

 

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