Francesco Antonelli


Francesco Antonelli è nato a Ravenna. Laureato in Giurisprudenza, viaggia fin da giovane grazie alle tournée di una importante compagnia teatrale della sua città che lo portano in pochi anni in tutta Europa, ma anche negli Stati Uniti e in Iran. Negli anni di lavoro a Bologna inizia la passione per il vino, prima con un corso da assaggiatore, poi con degustazioni guidate e viaggi per vigne e cantine. Si avvicina alla scrittura dopo tutte queste esperienze, sentendola strettamente collegata alla passione per il viaggio e alla descrizione dei sensi. Attualmente vive e lavora a Ravenna, dove ha avviato un’enoteca.

Divino Andino

Divino Andino

Intervista all’autore

Intervista a Francesco Antonelli autore del libro Divino Andino.
Raccontati in una battuta e qualche riga...
Da impiegato a backpacker, non è mai troppo tardi per cambiare e seguire le proprie passioni, le mie: il viaggio, la narrativa di viaggio e…il buon vino!
Un buon motivo per viaggiare.
Per conoscere; viaggiare è cultura.
Il tuo mondo: quali sono i tuoi luoghi dell’anima?
Un luogo fantastico, che mi è rimasto dentro durante il viaggio è stato sicuramente il Salar de Uyuni in Bolivia, una dimensione magica e introspettiva. A livello locale sono molto legato alla diga del mio paese, Marina di Ravenna, ci andavo da bambino per saltare sugli scogli, da ragazzo per fare surf e ora ci ritorno quando ho bisogno di pensare. Altro luogo dell’anima: le osterie del centro di Bologna, dove la vita scorre con leggerezza e convivialità.
Il tuo modo di viaggiare: mezzi, tempi, compagni…
Fino a 24 anni ho viaggiato con una compagnia teatrale, quindi ci spostavamo in gruppo e abbastanza organizzati. A loro devo molto perché ho potuto vedere ogni angolo d’Italia, dalla metropoli del Nord alla periferia del Sud oltre che dell’Europa, siamo stati molto spesso in Francia, Germania, penisola Iberica, Svezia e all’estero negli Stati Uniti, in Iran e in Serbia, a Belgrado lo stesso giorno della caduta di Milosevic. Nel 2008 ho visitato il Sud Est asiatico in compagnia di un amico e poi in India, da solo. L’ultimo viaggio, quello di cui ho scritto, attraverso la Cordigliera delle Ande negli stati di Perù, Bolivia, Argentina e Cile l’ho fatto con la mia compagna Marisol, peruviana ma in Italia da ormai 15 anni. Viaggio solo con lo zaino e non prenoto nient’altro che il volo di andata e ritorno, uso spostamenti economici come i bus e i taxi collettivi; le tempistiche quindi sono condizionate da queste scelte.
Gli autori e i libri di viaggio che ami di più.
Giorgio Bettinelli, tutti i suoi libri: viaggiatore e scrittore ironico e irriducibile. Cook e i suoi “Diari di Bordo” oltre che i resoconti di viaggio di Pigafetta sulla prima circumnavigazione del globo e Fray Gaspar de Carvajal, che documenta la prima navigazione sul Rio delle Amazzoni: l’emozione della scoperta. Altri italiani: Tiziano Terzani “Un indovino mi disse” e “Un altro giro di giostra” e Andrea Bocconi, “India formato famiglia” e “Il giro del mondo in aspettativa”, per l’interpretazione che danno dei valori del viaggio vista anche in chiave contemporanea. Tra gli stranieri Bruce Chatwin, avvolto nel mito del viaggiatore inquieto, Paul Theroux e Lawrence Osborne capaci di fare del viaggio un “bestseller”. Alain de Botton, “L’arte di viaggiare”, utile anche per chi si avvicina alla scrittura, a mio avviso. Includerei anche Celine, “Viaggio al termine della notte” secondo me è assimilabile a un romanzo di viaggio e Gianni Celati, quest’ultimo per la descrizione della periferia nelle varie declinazioni, italiane e non.
Perché hai scelto di scrivere questo libro?
Ero in un momento molto particolare della mia vita, decisi di lasciare il lavoro e provare a cercare un nuovo inizio, incominciando da ciò che amavo di più fare. Da tempo desideravo partire per il Perù perché ero rimasto molto affascinato dalla cultura andina che avevo appreso da Marisol, così quando iniziai a ragionare sul senso di questo viaggio compresi che si stavano aprendo molte porte e si creavano tanti collegamenti, tutti nella direzione giusta. Facendo delle ricerche notai che si poteva costruire un unico, grande itinerario che abbracciava non solo l’aspetto turistico di questi paesi, ma anche l’aspetto eno-turistico, oltre che per le già note Cile e Argentina, anche per le meno famose Bolivia e Perù. Mi resi conto che un’interpretazione sull’intero territorio andino in chiave eno-turistica era per certi versi inedita, quindi decisi di mettere insieme le mie passioni, e trasformare tutto questo in un racconto.
Quindi non solo un Paese ma più Paesi, più percorsi...
Le varie avventure di viaggio e di assaggio si svolgono attraverso i quattro paesi andini, ma per la maggior parte del tempo sono stato in Perù. Sono partito descrivendo la periferia di Lima, le abitudini e i gusti di questo popolo e poi è iniziato il percorso. Dal volo sulle linee di Nasca a Machu Picchu, passando per la valle di Ica, nel deserto costiero peruviano dove si produce il Pisco, distillato di vino nobile del Sud America. Dalla Isla del Sol del Lago Titicaca al Salar de Uyuni, l’immenso deserto di sale dell’altopiano boliviano, con deviazione alla regione di Tarija, così affascinante ma ancora sconosciuta al mondo del vino internazionale. E poi la Ruta Numero 5 che da Salta arriva in Patagonia e corre parallela alla Cordigliera argentina, alla ricerca delle migliori “Bodegas”, e per finire l’arrivo a Santiago del Cile e la poetica Valparaìso di Pablo Neruda.
L’emozione più grande e il momento più difficile nella scrittura del tuo libro.
L’emozione più grande, quando ho ricevuto la prima risposta da Polaris, lo avevo appena ultimato e stavo facendo le ultime correzioni, ma volevo mettermi alla prova e vedere se poteva piacere. Momento più difficile alla fine della prima stesura. Lo sottoposi a un amico di cui mi fidavo molto e lui mi disse che non funzionava. Mi consigliò delle letture e degli accorgimenti di cui avrei dovuto tener conto. A malincuore dovetti riconoscere che aveva ragione, così ho buttato via tutto e ricominciato da capo.
Cosa ti ha affascinato maggiormente di questi paesi?
Della regione andina sicuramente la cultura millenaria che sopravvive in gesti, alimenti, tradizioni, ma anche la loro capacità di accogliere le novità e farle proprie, reinventandole. Penso in questo caso ai vari stili di cucina che sono il risultato della fusione di gusti e prodotti nativi con quelli europei o della più recente contaminazione con la cultura asiatica. Dell’Argentina ho apprezzato il calore tipicamente latino della gente e il Malbec, un vino elegantissimo.
Tre buoni motivi per viaggiare in Perù?
Per la cucina, carne, pesce e verdura preparate nei modi più disparati e spesso accompagnati da un rinfrescante Pisco Sour (il cocktail nazionale), per la storia e l’archeologia unica in tutto il Sudamerica e per la gente, gentile, disponibile e amichevole.
bodega santa rita cileTre libri in valigia per un viaggio in questi luoghi.
Inca Garcilaso de la Vega “Commentari Reali degli Inca”, la testimonianza diretta di uno dei primi meticci del nuovo mondo sulla tradizione incaica prima della conquista. Un libro di Pino Cacucci, per avvicinarsi ai ritmi latinoamericani. Un libro di poesie di Pablo Neruda.
Perché scegliere il tuo libro?
Perché è ricco di avventure come solo un viaggio in Sud America può essere; per le atmosfere, le sensazioni e i personaggi incontrati. Perché spazia su più Paesi, vicini ma diversi, cercando di carpire l’identità di ciascuno di essi. Perché parla di vino, ma senza tecnicismi o terminologie “da intenditore”, quindi può essere interessante per chiunque desideri un approfondimento in questo campo o per aggiungere una tappa non prevista ad un itinerario.
Un consiglio da viaggiatore a viaggiatore…
Affianca una guida Polaris alle solite guide; leggi molto.