Luciano Caminati


Luciano Caminati, scrittore, fotografo freelance ma soprattutto viaggiatore instancabile ha all’attivo numerose spedizioni in Africa, Asia e Sud America. Ha pubblicato romanzi, racconti e reportage di viaggio. Per Polaris ha scritto le guide "Caraibi Occidentali" e Caraibi Orientali" con Beatrice Giorgi, "Solitudini di Ghiaccio" e il romanzo "Metànoia". “Metànoia”  si è classificato secondo al Premio Letteraio Leggimontagna 2016 e “Solitudini di Ghiaccio” terzo a Leggimontagna 2014.

Caraibi Occidentali

Caraibi Occidentali

Caraibi Orientali

Caraibi Orientali

Solitudini di ghiaccio

Solitudini di ghiaccio

Metànoia

Metànoia

Intervista all’autore

Intervista a Luciano Caminati autore delle guide Caraibi occidentali e Caraibi orientali, del libro reportage “Solitudini di ghiaccio” e del romanzo “Mètanoia”
Raccontati in una battuta e qualche riga...
Sono una persona curiosa che ha imparato a non dare nulla per scontato. Mi piace viaggiare per questo. Sono un sognatore, nella continua illusione di trovare il luogo, il tempo dell’armonia, quella con la A maiuscola, dove il tutto si riconcilia in un equilibrio perfetto. Raccontare, quindi, diventa la condizione imprescindibile del viaggio. Il viaggio nasce, si svolge, termina per poi rivivere nel racconto; scrivo, essenzialmente, per non dimenticare.
Un buon motivo per viaggiare.
Viaggiare è aprirsi al mondo e mettersi in gioco, fare a pezzi le proprie abitudini, scoprire che esiste sempre un altro punto di vista e di prospettiva da cui affacciarsi alla vita. Perciò può anche essere assai difficile e tremendamente impegnativo.
Il tuo mondo: quali sono i tuoi luoghi dell’anima?
Dovunque sia il regno della natura; non occorre trovarlo in capo al mondo, talvolta è dietro l’angolo, perfino mutevole ed effimero come un particolare taglio di luce, un’atmosfera filtrata da uno stato d’animo irripetibile. Ma esistono anche luoghi di elezione nei quali vado a rifugiarmi nei momenti difficili; alcuni vicini, sul mio Appennino tosco emiliano, o sulle Alpi, altri sparsi per il mondo, luoghi che ho vissuto e nei quali amo tornare, appena mi è possibile, o rievocare nella memoria.
Il tuo modo di viaggiare: mezzi, tempi, compagni…
Con qualunque mezzo di trasporto, anche quadrupede. Prediligo però il viaggiare lungo i fiumi, a bordo di canoe e chiatte. In gioventù avevo tempi dilatati, senza limiti condizionati dal lavoro. Oggi, ovviamente, sono costretto dagli impegni. Ho viaggiato e viaggio con chiunque, con compagni che come me amano la natura e il trekking. Ma mi capita anche di viaggiare da solo, seguendo soltanto la mia volontà e il mio stato umorale e mi ci trovo benissimo; anzi, viaggiare da soli dovrebbe essere quasi un obbligo di formazione per tutti!
Gli autori e i libri di viaggio che ami di più.
Partendo dai Classici, insostituibili, il Moby Dick di Melville, Cuore di Tenebra di Conrad, ma anche La Linea d’ombra e Lord Jim, L’Isola del Tesoro di Stevenson, ma anche l’Odissea di Omero e l’Eneide di Virgilio. E poi, come non menzionare il ciclo delle Tigri della Malesia di Salgari? E Il Deserto dei Tartari di Buzzati? Parlando di veri e propri resoconti di viaggio, l’indimenticabile relazione di Filippo de Filippi sulla spedizione in Himalaya del Duca degli Abruzzi e Ande Patagoniche di Alberto Maria De Agostini.
Perché hai scelto di scrivere la guida sui Caraibi?
La guida sui Caraibi mi è stata proposta da Polaris in collaborazione con la mia amica giornalista freelance Beatrice Giorgi, poiché avevo già maturato una certa esperienza nel settore, scrivendo Le isole di Capo Verde” edita da Vallardi nel 1998, prima guida turistica italiana su quel paese.
L’emozione più grande e il momento più difficile nella scrittura della tua guida.
Raccogliere il materiale è stato certamente il momento più piacevole e divertente. Si trattava infatti di una ricerca documentale e sul campo che ci ha fatto viaggiare in lungo e in largo per gli arcipelaghi dei Caraibi. La compilazione della guida la ricordo invece come una fatica monumentale; mettere insieme tante realtà territoriali, etniche e storiche assai diverse, senza contare l’enorme mole delle informazioni pratiche da controllare minuziosamente…
La tua attività di scrittore non è però limitata alle guide turistiche…
È vero, mi piace molto scrivere racconti di viaggio e non. Li chiamerei racconti di esperienze. Un’esperienza di viaggio, infatti, non la ritengo completa se da essa non scaturisce qualcosa di scritto che può concretizzarsi in uno o più racconti, in un reportage o in un romanzo. Per esempio, dai miei viaggi in Amazzonia tra il 1980 e il 1985 è nato Amazzonia Interiore edito da Mongolfiera, una piccola casa editrice di Bologna che ora non esiste più. Con Polaris ho invece pubblicato il reportage Solitudini di Ghiaccio sul mio amico alpinista Mario Trimeri e, da ultimo, il romanzo Metànoia ambientato nell’Himalaya tibetano.
Dall’Amazzonia all’Himalaya, due ambienti agli antipodi…
Beh, appartengono a momenti diversi della mia vita. Io amo la Natura nella sua totalità e non esiste per me un luogo privilegiato rispetto ad un altro. La Natura è come una casa grande con tante stanze piene di meraviglie dove mi piace soggiornare trascinato dalla curiosità. In entrambi i casi ho sentito il bisogno di raccogliere queste esperienze in racconti e romanzi, superando i limiti propri del diario di viaggio. Ad esempio, in Metanoia narro una storia completamente inventata, dove i personaggi incarnano e traducono tutto il mio sentimento e il mio vissuto in Himalaya e in Tibet.
Non ti interessa soltanto la Natura quindi…
Mi interessano le risposte che l’Uomo tenta di dare al suo vivere su questo pianeta, nell’armonia o disarmonia con il proprio ambiente. Questa è la ricerca più affascinante, perché la Natura in se stessa non esisterebbe senza la conoscenza e la consapevolezza dell’uomo che la vive e la reinventa attraverso l’arte.